Mercoledì 08 Settembre 2010

La sfida del pupillo di Bettino


20 MARZO 2007 - L'INDIPENDENTE
Non so com’era Luca Josi quando l’establishement della Prima Repubblica era in piedi, con i suoi pregi (tanti) e i suoi difetti (non meno numerosi). Non so com’era da stella nascente del Psi, pupillo di Bettino Craxi, segretario nazionale del movimento giovanile socialista destinato ad una carriera politica di tutto rispetto. Oggi è innanzitutto un imprenditore. Nella saletta riunioni in cui lo incontro, bella ma non sfarzosa e con un gigantesco plastico che occupa fastidiosamente il tavolo riunioni, troneggiano cinque o sei statuette del Telegatto, il più ambito premio della televisione italiana. Sono riconoscimento visibile del successo dalla “sua” Einstein Multimedia, azienda protagonista del mercato dei format e dei diritti del nostro sistema tv. Il ragionamento di Josi scorre veloce. Chi è cresciuto nei partiti della Prima Repubblica sa che bisogna imparare a far funzionare il cervello e anche in fretta. Josi ha senso della storia, senso della politica, senso della posizione. Si sforza di ragionare guardando il “tutto”, perché sa che il compito della politica è guardare quel “tutto”. L’esatto contrario dei politici di oggi, che si concentrano sul particolare ignari ed intimiditi dal contesto, dallo scenario, dalle prospettive. L’esperienza di imprenditore però lo ha costretto a fare più conti con la realtà. E Dio solo sa quanto è un bene e quanto servirebbe a tanti “parlatori” di palazzo. Luca Josi lancia oggi a Roma un “Patto Generazionale”. Una boutade dadaista, come la chiama lui. È un patto per tentare di scuotere l’intorpidito dibattito sul ricambio generazionale. Chi lo firma si impegna a non accettare incarichi di primaria importanza nella politica e nell’economia superata la soglia dei sessant’anni. «Serve un cambio di passo, se non puoi chiederlo agli altri chiedilo a te stesso» è la tesi di Josi. Proposta stimolante in un Paese nel quale politici di 55 anni si considerano dei “giovani”, in attesa di prendere il posto dei “vecchi”. Un modo per creare uno choc in quel «tantrico, lentissimo coito» che è il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica. Un modo per sconfiggere la coltura dei “benaltristi”, quelli che pensano che ben altro è il problema, un modo per «decidere quando, visto che forse non siamo in grado di decidere come». Josi ragiona concreto, ma si vede che i suoi pensieri sono frutto di lunghe meditazioni e dolorose incazzature. Ha sentito Bettino alle tre del mattino steso sulla spiaggia tunisina dire ad alta voce «in fondo nessuno hai mai capito cosa vuol dire socialista». Ha le sue idee di come è morta la Prima Repubblica, ma quello che è certo è che ne ha vissuto l’agonia giorno per giorno, ora per ora. Un processo che lo ha segnato, indurito ma anche cresciuto. Oggi ragiona curioso e quasi distaccato. Quasi, sia chiaro. Ma ragiona. E non è poco. Vorrei la macchina del tempo. Per incontrarlo al Raphael nel ‘91. Mi sa che