Mercoledì 08 Settembre 2010

PENSIONI, L’ULTIMO MERCATO DELLE VACCHE


10 luglio 2007 - L'INDIPENDENTE
Facciamo il riassunto, così vediamo se abbiamo capito. L’Unione vince le elezioni con un programma, demagogico assai, che prevede la cancellazione dello scalone previsto dalla legge Maroni sulle pensioni. Il governo si insedia e promette di affrontare al più presto il tema, annunciando addirittura delle date, poi non rispettate, entro le quali sistemare la vicenda. Si arriva all’estate, cioè adesso. La polemica è fortissima, con ampi settori della maggioranza che rivedono la posizione tenuta in campagna elettorale e ammettono che lo scalone non e poi così male e comunque costa troppo toglierlo di mezzo (Dini, D’Alema, molti della Margherita). I sindacati strillano, i comunisti ancora di più, al punto che Epifani li critica. Prodi va in televisione e dice due cose chiare e definitive. Primo. Lo scalone non va bene e sarà tolto di mezzo. Secondo i soldi verranno da risparmi della Pubblica amministrazione. Cosa vuol dire tutto ciò? Politicamente significa che ancora una volta vince l’estrema sinistra, vero puntello (almeno per ora) della leadership del Professore. Dal punto di vista legislativo significa che di pensioni si occuperà la Finanziaria d’autunno, poiché solo là dentro si potranno trovare le compensazioni di finanza pubblica ai costi crescenti del sistema previdenziale (comunque bassi il primo anno). Prodi prova a giocare d’abilità tra le mille difficoltà della sua coalizione mettendo tutti di fronte al fatto compiuto. Non abbiamo una maggioranza sulle pensioni? Allora le pensioni vanno dentro la legge di bilancio, dove i distinguo parlamentari diventano immediatamente crisi di governo. E dove ben più facilmente si trovano compensazioni politiche per quelli con il mal di pancia. Dopo l’estate sapremo se la strategia del Professore funziona. Intanto osserviamo sbigottiti la Caporetto politica del fronte riformista. Dopo le parole del Fondo Monetario e dell’Unione europea ci saremmo aspettati un’esplosione, un’eruzione, un cataclisma. Da Rutelli per esempio. Ma anche dal ministro dell’Economia, che invece finisce per criticare Bruxelles. Ma anche da Bersani, da Fassino, Marini e tanti altri. Invece poco o nulla, quasi ipnotizzati dal combinato disposto delle parole di Prodi, Bertinotti e dei leader sindacali. Insomma qui la questione è una ed una sola. Esiste politicamente un fronte riformatore ed europeo dentro la maggioranza oppure sono discorsi buoni solo per i convegni? Infine una piccola curiosità. Che ne pensa il sindaco di Roma? Forse conoscere la sua opinione sarebbe interessante. Con calma, per carità.