FATEVI UN GIRO AI SEMAFORI, SENZA SCORTE, E POI NE PARLIAMO…
30 agosto 2007 - L'INDIPENDENTE
Il punto è tutto lì. Dipende da quale prospettiva osservi il fenomeno. Lo puoi vedere distrattamente, mentre sei seduto sul sedile posteriore di un Lancia Thesys blindata e leggi i giornali o telefoni al fresco di un imponente impianto di aria condizionata, con tanto di lampeggiante acceso sul tetto e cinque o sei uomini di scorta divisi fra due o tre macchine. Oppure puoi osservare lo stesso fenomeno mentre guidi la tua utilitaria e magari non hai l’aria condizionata e quindi tieni aperto il finestrino. Ecco la differente prospettiva di cui anche il presidente della Camera Bertinotti dovrebbe tenere conto quando interviene sulla questione lavavetri. Perché in astratto lui ha ragione quando dice che dovremmo colpire il racket anziché inasprire le sanzioni contro quegli sfortunati che sgobbano sotto il sole. Ma la tesi è giusta, perfetta, inattaccabile se pronunciata dalla Thesys blindata. Dalle altre macchine il mondo cambia. E non poco. Cambia perché in moltissime occasioni i personaggi ai semafori non fanno solo i lavavetri, ma cercano di venderti qualunque cosa. Fazzolettini di carta ad esempio. Ma anche carica-batterie per il cellulare da macchina. Oppure improbabili kit di pronto soccorso. E poi calze da uomo. E così via. E lo fanno con modi e toni sempre più aggressivi e molesti. Lo sa, presidente Bertinotti, che ormai se arrivi al semaforo e tardi una frazione di secondo a esprimere rumorosamente il tuo dissenso ti ritrovi il vetro insaponato senza nemmeno accorgertene? Lo sa che molti ormai calcolano la frenata della macchina fermandosi in modo tale da lasciare uno spazio di avanzamento come forma di difesa da chi ti vuole lavare a tutti i costi il vetro? Lo sa che colpi sul parabrezza, gestacci, male parole in tutte le lingue del mondo sono ormai la regola ad ogni semaforo, se neghi l’assenso alla pulizia o all’acquisto? Insomma il punto è molto semplice. I lavavetri ai semafori sono un campanello di allarme della progressiva diffusione dell’illegalità spicciola nel nostro Paese. Illegalità che, è bene ricordarlo sempre, mette ogni giorno in difficoltà la povera gente. E non certo i componenti della giunta di Confindustria, che hanno ben altri mezzi per difendere le proprie esistenze. Ci pensi, presidente Bertinotti. Dobbiamo colpire il racket. È vero. Ma da qualche parte bisognerà pur cominciare. Un giorno di questi si faccia prestare una Punto. E vada a fare un giro, stando da solo al volante. Lontano da Montecitorio però.
