MA TPS NON È BEPPE GRILLO
8 settembre 2007 - L'INDIPENDENTE
Ineccepibile. Difficile trovare un aggettivo diverso per descrivere l’analisi svolta ieri dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, nel presentare il libro verde sulla finanza pubblica. Ineccepibile perché impietosa quell’analisi, che fotografa la realtà di un settore pubblico largamente inadeguato alle esigenze di un Paese moderno, quale (forse) vorremmo essere, ma che certamente non siamo. Ormai contendiamo alla Grecia l’ultimo posto nella classifica per la qualità della spesa pubblica, battuti da nazioni come la Spagna, l’Irlanda e il Portogallo, le cui travagliate vicende economiche e politiche del dopoguerra sono ben note a tutti. Inoltre abbiamo performance di finanza pubblica ben al di sotto della media Ue in settori decisivi, come Istruzione, Salute, infrastrutture. Giustamente Padoa Schioppa ci ricorda che spendiamo 70 miliardi l’anno di interessi sul debito, che si può stimare in 100 miliardi l’ammontare dell’evasione fiscale, che 670 euro per un ricovero ospedaliero sono vergognosamente troppi, che nei nostri ospedali abbondano i medici e scarseggiano gli infermieri. Ottimo anche il richiamo a Luigi Einaudi, citato per il motto “conoscere per deliberare”. Tutto perfetto, stimolante, provocatorio. Un lavoro meritorio di cui occorre essere grati agli esperti che lo hanno messo a punto ed al ministro che l’ha promosso. C’è solo un piccolo ma non trascurabile dettaglio. Il promotore dello studio è appunto il ministro dell’Economia da un anno e mezzo. Quindi il destinatario principale dello studio e delle sue raccomandazioni è il promotore del medesimo studio. Bene verrebbe da dire. Si può fare tutto in casa. Ce lo auguriamo di cuore. Anche perché il tempo è poco e le occasioni limitate. Incombe infatti la seconda legge finanziaria della legislatura. L’ultima che non precede una campagna elettorale (a meno di crisi politica della maggioranza). È da ogni punto di vista l’occasione buona. Non per timidi passi in avanti, ma per una svolta di rigore, meritocrazia, utilizzo ben finalizzato delle risorse pubbliche. A tutt’oggi il governo si è caratterizzato per due scelte, diciamo così, strutturali. Ha chiesto più soldi agli italiani via pressione fiscale, ha deciso di spenderne di più modificando (in peggio) la riforma previdenziale del governo Berlusconi. E regalando agli statali un generosissimo rinnovo del contratto. È giunto il tempo di spendere meno e meglio? Si, mille volte si. Padoa Schioppa l’ha messo, seriamente e coraggiosamente, nero su bianco. Ora deve farlo. Non può, deve. Conoscere per deliberare. Appunto.
