CARO MARINI, ORMAI È TROPPO TARDI
6 ottobre 2007 - L'INDIPENDENTE
A Capri il presidente del Senato, Franco Marini, ha lanciato un appello ai partiti di maggioranza e di opposizione affinché trovino un accordo per ridurre le ostilità e affrontare le più importanti riforme che l’Italia aspetta da tempo. L’appello è giusto, ma soprattutto tardivo e inutile. L’appello è giusto perché molti dei guai nazionali avrebbero bisogno di essere affrontati con interventi decisi, rapidi e strutturali, interventi che solo congiungendo le forze delle due coalizioni sarebbero (forse) possibili. L’appello, però, arriva in ritardo di 16 mesi, poiché il momento giusto per lanciarlo è ormai irrimediabilmente passato. Quel momento era l’avvio della legislatura, prima della formazione del governo. Nessuno nella maggioranza ha preso seriamente in esame l’ipotesi, mentre invece avrebbero dovuto farlo tutti, a cominciare proprio dal presidente del Senato, che avrebbe dovuto insistere sul punto facendo leva sulla sua lunga esperienza politica e sui delicatissimi equilibri numerici dell’assemblea di Palazzo Madama. Invece fu scelta da tutta l’Unione la via diametralmente opposta a quella percorsa in Germania, dove Merkel e Schroeder presero subito atto del sostanziale pareggio uscito dalle urne dando vita ad un governo di Grande Coalizione e mostrando di saper cogliere il senso ultimo del voto, cioè quello di un Paese spaccato a metà. Oggi questo schema è improponibile per l’Italia. Marini lo sa benissimo, in verità, ma preferisce avanzare lo stesso la proposta, abbracciandola con il suo ruolo istituzionale. Così l’appello, ormai del tutto inutile, finisce per essere soltanto materia per chiacchiere politiche che durano due o tre giorni, come vedremo in settimana. È un appello buono per un convegno, soprattutto per una platea di imprenditori, buono per un applauso, ma incapace di portare a risultati concreti. Come pensa Marini di trovare sostegno nell’opposizione, dopo che la maggioranza ha portato avanti i suoi provvedimenti a suon di voti di fiducia con il ricorso frequente e determinante al sostegno dei senatori a vita? Come pensa Marini di far avanzare la sua proposta quando i sondaggi più benevoli danno dieci punti di vantaggio al centrodestra? Perché il presidente del Senato non ha messo in guardia Prodi e gli altri leader dell’Unione un anno e mezzo fa? Oggi è tardi. La maggioranza ha il dovere di condurre a termine la legislatura, cercando, ove possibile, un accordo con l’opposizione per approvare le leggi. Ma per arrivare alla Grande Coalizione occorre prima celebrare nuove elezioni.
