Mercoledì 08 Settembre 2010

Campania senza regole anche per il Pd


19 OTTOBRE 2007 - L'INDIPENDENTE
Chi non ammette che la Campania è una gravissima questione nazionale è farabutto e ipocrita o scemo. Non c’è spazio per una terza possibilità. Ce lo dimostra l’ennesima vicenda che supera i confini della realtà, vale a dire lo spoglio delle schede per le primarie del Partito democratico, i cui risultati sono ancora un mistero, a cinque giorni dal voto. Qui non si tratta di capire chi ha vinto, vorrei essere chiaro. L’eventuale affermazione del candidato Iannuzzi, sostenuto da Bassolino e De Mita nella corsa alla segreteria regionale del partito, è questione significativa, ma locale. Ciò che conta su scala nazionale è lo spettacolo penoso di un partito che nasce nel sospetto reciproco, nella continua evocazione di trucchi o brogli, nella rivolta di tre candidati su quattro che contestano i risultati parziali che vedono il quarto in testa. A cinque giorni di distanza dal voto la proclamazione di un risultato definitivo ed accettato da tutti pare lontana, tanto è vero che già da molte ore sono arrivati in loco i commissari spediti dalla segreteria nazionale. Occorre dunque prendere atto che la Campania è una terra dove l’illegalità è ormai sistema di vita, al punto da rendere difficile (o forse impossibile) una consultazione politica interna ad un partito, dove (in teoria) le tensioni dovrebbero essere in qualche modo attenuate dalla comune militanza. La Campania finisce cioè per rivelarsi una terra in cui le regole più elementari della convivenza civile vengono rispettate solo occasionalmente. Dai rifiuti alla camorra, dai lavori socialmente utili all’economia sommersa ed illegale, tutto in Campania pare avere regole a sé, purtroppo sempre in peggio. Ecco allora che occorre una onesta e severa presa di coscienza, che deve avvenire a Roma prima che a Napoli. Bisogna prendere atto che quella regione deve essere rifondata e che per farlo occorrono persone nuove in tutti i ruoli importanti. Su questo punto non serve dividersi tra destra e sinistra. Serve prendere atto che un’intera classe dirigente locale ha fallito, pur con diversi gradi di responsabilità. Ha fallito un’idea della politica (ma anche dell’impresa) quasi sempre fondata sul pilastro vergognoso della clientela, ormai privo anche di quei pochi effetti di controllo sociale. La questione non è più eludibile. E riguarda tutti, compreso Walter Veltroni, nuovo leader del nuovo Partito democratico. Non c’è solo la mostra del cinema, purtroppo.