Il vero pericolo è il voltafaccia del governo
2 NOVEMBRE - IL TEMPO
La plateale sottovalutazione da parte del governo dell'emergenza criminalità è dimostrata dal repentino cambio di progetto politico avvenuto tra martedì e mercoledì.
Nel primo dei due giorni l'esecutivo sceglie lo strumento del disegno di legge (anzi, di cinque diversi disegni di legge) per rendere più stringenti alcune norme di contrasto alla delinquenza. Sceglie il disegno di legge anche per evitare che i sessanta giorni della validità del decreto legge scadano in coincidenza con le ultime sedute utili per l'approvazione della legge di bilancio, cioè quelle di fine anno. Ma sceglie il disegno di legge anche per consegnare al Parlamento la questione, con inevitabile protrarsi dei tempi di approvazione. In meno di 24 ore però il governo cambia idea, non appena si diffonde la notizia della bestiale aggressione subita dalla povera signora Reggiani. Cambia idea al punto da convocare un consiglio dei ministri e trasformare in decreto il provvedimento di espulsione dei cittadini comunitari. Il dietrofront è evidentemente legato alle pressioni del nuovo segretario del Pd, Walter Veltroni, che, nel suolo doppio ruolo di sindaco di Roma, non può tollerare il prezzo politico di un'ulteriore ondata di arrabbiatura della gente verso il governo, già ai minimi storici nei sondaggi. Questa giravolta politica mostra però in tutta la sua gravità il problema cui ci troviamo davanti, che per molti versi non è meno grave di quello dell'ordine pubblico e della legalità nelle nostre città. La giravolta politica dimostra ancora una volta che il "Palazzo" vive a una distanza siderale dal resto del Paese. Una distanza che negli ultimi anni è clamorosamente cresciuta, anche per effetto di una legge elettorale che rende i membri del Parlamento assai meno collegati al territorio. Il Palazzo vive di procedure, commi, emendamenti. La gente vive di paura ad andare al supermercato, al cinema all'ultimo spettacolo. L'Italia è piena di genitori in apprensione per i figli, di figli in apprensione per i genitori anziani, di donne che stanno cambiando le loro abitudini per rendere più sicure le loro giornate. Ascoltavo ieri sera il prefetto di Roma Carlo Mosca nei tg esprimere soddisfazione sui nuovi poteri di espulsione. Siamo d'accordo con lui, conoscendone la preparazione giuridica e le capacità operative. Ma sappiamo anche che il dramma dell'Italia non sta nella mancanza di regole, ma nel vergognoso disinteresse (spesso, non sempre) delle istituzioni nel far in modo che vengano applicate con rigore. Roma, caro prefetto Mosca, caro sindaco Veltroni, è una città sporca, malandata, con strade in condizioni pietose. Ed è una città sicura in centro, pericolosa fuori dalle mura. Se non ci credete facciamo così. Lasciate in garage l'auto blindata. Vi presto un casco e vi porto in giro una notte con il mio scooter. Poi ne riparliamo.p>
