Mercoledì 08 Settembre 2010

Veltroni in bilico tra vecchio e nuovo


 

28 NOVEMBRE 2007 - IL TEMPO

Ci sono perlomeno due piani di lettura dei fatti politici cui stiamo assistendo, che vedono il sindaco di Roma e leader del Partito Democratico Walter Veltroni protagonista di una iniziativa di confronto con l'opposizione sull'annosa questione delle riforme istituzionali.

Il primo è il piano della tattica, quella che vede impegnato Veltroni nell'impresa non facile di affermare una leadership senza inquietare il capo del governo, governare la fusione tra due partiti senza perdere pezzi, tenere una posizione abbastanza di sinistra da non perdere voti da quella parte, ma anche abbastanza moderata per non perderli da questa. Al tempo stesso egli non può certo limitarsi a svolgere una funzione di sostegno politico all'esecutivo, come semplice (si fa per dire) segretario del partito più importante della coalizione di governo. Il suo ruolo gli impone di prendere l'iniziativa, anche perché egli deve comunque provare a invertire un sentimento diffuso di scontento verso il governo guidato da Romano Prodi. Ecco quindi un classico terreno per chi si trova in un ruolo come il suo: provare a guidare (o anche soltanto a indirizzare) un percorso di riforme costituzionali e/o elettorali che abbia qualche chance di arrivare al voto finale in Parlamento. In qualche modo è lo stesso terreno su cui si cimenta Massimo D'Alema nel '97, salvo poi accettare il fallimento dell'impresa e approdare a Palazzo Chigi attraverso una crisi di governo che certo non fece la gioia di Prodi. Ora Veltroni ci riprova, con possibilità di successo tutte da verificare. Le divisioni nell'opposizione da un lato e l'incombere del referendum dall'altro non depongono affatto per una riuscita dell'operazione, anche se a Veltroni non mancano né la pazienza né l'abilità. Il rischio però, come acutamente scritto da Emanuele Macaluso ieri su Il Riformista, che tutto scivoli verso il referendum è assai grande. E probabilmente né Veltroni né Berlusconi finirebbero per strapparsi i capelli. Se però ci spostiamo dal terreno della tattica e cerchiamo di guardare più lontano dobbiamo indicare un obiettivo che Veltroni deve considerare come prioritario, se vuole dare un senso "forte" alla sfida che può e deve rappresentare la sua leadership. Egli deve cioè giocare al rialzo, rifiutando la politica della mediazione continua. Egli deve lanciare (anche all'opposizione) la sfida di un epocale cambiamento di costume (politico e non), per portare l'Italia nel novero dei paesi moderni e civili. Veltroni deve trovare la forza per condannare dal punto di vista etico l'Italia dei "furbetti", di cui alla vicenda del comandante di vigili urbani di Roma. Deve avviare una nuova stagione politica in cui il "fare" deve prevalere sul "dire", o "dichiarare", come tanto piace ai giornalisti. Se il sindaco si mette al servizio di questa nuova Italia rende un servizio al Paese ed alla sinistra. Se invece si accontenta di vivacchiare fine che dura la maggioranza di cui fa parte finirà per deludere le aspettative di molti.