Mercoledì 08 Settembre 2010

La paura di vincere non si supera litigando


11 DCIEMBRE 2007 - IL TEMPO

Proviamo a mettere in fila qualche considerazione su quanto accade nel rissoso centrodestra italiano, che pare contagiato [...]

[...] in modo pernicioso dalla voglia di litigare che pervade la maggioranza di governo. Un primo punto fermo è che Berlusconi ha ragione sotto due punti di vista. Il primo è la convinzione che nella campagna elettorale del 2006 gli alleati si sono spesi per la vittoria senza entusiasmi, con l'eccezione della Lega. Molti tifavano per il pareggio o anche per la sconfitta, assegnandole il compito di realizzare quel rimescolamento di carte necessario per fare spazio a nuove leadership. Il secondo è che occorre semplificare la coalizione, nel senso di ridurre il numero dei soggetti per garantire una ben diversa velocità nel processo decisionale. Sotto questo profilo la nascita di un movimento in grado di fronteggiare da posizione di forza il nuovo Partito Democratico è cosa buona e giusta. Il Cavaliere però non ha soltanto ragione, come spesso accade nella vita. Ha anche torto, ad esempio quando predica la riduzione dei partiti in nome della governabilità e poi benedice o sostiene l'attività di soggetti politici piccoli o piccolissimi, come il nuovo partito di Storace o il Pri o la Dc di Rotondi. Oppure quando decide di lanciare una nuova sfida, come quella del Popolo (o partito) della Libertà, in modo istrionico e spettacolare, ma anche vago negli obiettivi e nei contenuti. Il prodotto di questa marasma però rischia di essere assai poco interessante, poiché non è pensabile che l'Italia che guarda a destra passi le giornate a scrutare il barometro dei rapporti (e delle frecciate a mezzo stampa) tra Fini e Berlusconi, con Casini che ogni tanto si infila nel ruolo che più gli aggrada, buttando sul fuoco una volta acqua ed un'altra benzina. E Bossi che si desta improvvisamente, lancia un minaccioso urlo celtico e poi torna sornione nella sua villetta di Gemonio.Questo non è il quadro di un gruppo di persone che vogliono nuovamente candidarsi a governare in modo serio e fattivo. È qualcosa di più simile a un gruppo di persone attraversato da gelosie e rancori che ormai superano la voglia di lavorare insieme. Insomma non c'è squadra, non c'è vita, nel dibattito cui assistiamo ogni giorno. C'è invece quel malsano odore di chiuso, di palazzo chiuso e attento solo a se stesso. A tutto ciò si aggiunge l'osservazione saggia che ancora ieri Angelo Mellone ha riproposto su Il Messaggero. Quella secondo cui nessuno o quasi ha lavorato sui perché della sconfitta (di misura) del 2006. Una sconfitta che dimostra quello che in Italia sembra impossibile: vincere le elezioni partendo dal governo. La CdL ci è andata vicina, ma avrebbe potuto vincere con un milione di voti di scarto, governando anziché perdendo tempo a fare verifiche di governo. Purtroppo però non sembra esserci tempo per parlare di cose serie. Questo è il tempo delle elucubrazioni sulla legge elettorale, questo è il tempo delle punture di spillo. E non è un buon tempo.