Mercoledì 08 Settembre 2010

Esce un saggio di Roberto Arditti che raccoglie 13 storie di vittime del terrorismo.


6 NOVEMBRE IL MESSAGERO
Pubblichiamo un estratto dal libro “Obiettivi quasi sbagliati”, che esce oggi per Sperling&Kupfer. Il libro raccoglie 13 storie di vittime del terrorismo raccontate dalle loro famiglie. Sono 13 storie di persone normali, coinvolte nell’assurda violenza ideologica di quegli anni tremendi. Ma sono anche 13 storie di famiglie sconvolte dalla violenza, che hanno faticosamente ma dignitosamente cercato di andare avanti. Senza odiare, senza dimenticare. L’estratto si compone della prima parte di due capitoli, “Civorrebbe il cielo azzurro” e “I fiori per terra”, entrambi dedicati a vicende accadute a Roma. “Obiettivi quasi sbagliati e’ il primo libro di Roberto Arditti, noto ai telespettatori italiani come uno degli autori di “Porta a porta”.

Ci vorrebbe il cielo azzurro
Vittorio Olivares, impiegato della compagnia El Al, fu ucciso da un siriano nel 1973
VITTORIO quella mattina guarda il cielo, cerca di indovinare come andrà finire la giornata. Così si fa in primavera, quando è più facile che uno scroscio di pioggia arrivi all’improvviso. Guarda il cielo Vittorio, per un motivo futile, allegro, umano, umanissimo. Da qualche giorno si è comprato un paio di pantaloni scamosciati, di cui va molto orgoglioso. Una pazzia, come ricorda oggi Ala, la sorella di Dora, moglie di Vittorio. Una tipica pazzia degli uomini dopo i 30 anni, quando l’abbigliamento ti aiuta a mimetizzare il tempo che passa. Quella mattina di aprile del 1973 il cielo è terso e il sole alto. Vittorio esce rassicurato dalla sua villetta di Casal Palocco, quartiere residenziale alle porte di Roma. Non più città, non ancora campagna, Casal Palocco è un posto tranquillo e immerso nel verde a mezz’ora dal centro, un buon compromesso per chi lavora nel cuore di Roma ma preferisce evitare di viverci tutto il tempo. Non pioverà, il cielo è azzurro e Vittorio è orgoglioso dei suoi pantaloni, che indossa con allegria. Non è una settimana qualunque per lui, tra pochi giorni diventerà papà per la seconda volta. La moglie Dora è infatti all’ultimo mese di gravidanza: sta per venire al mondo Silvia, che si aggiunge a Sergio, nato sei anni prima. Certo, c’è il lavoro che dà qualche preoccupazione, ma la figlia in arrivo è certamente il primo pensiero. Vittorio è un impiegato della El Al, la compagnia aerea israeliana. Non è ebreo, semplicemente lavora lì, come peraltro diversi altri italiani. Si dirige in auto verso il centro città, fino ad arrivare in via Bissolati, dove hanno sede moltissime compagnie aeree, a due passi da via Veneto e dall’ambasciata americana. Parcheggia e si avvia verso il portone dove ha sede la El Al. Lì trascorre la sua normale giornata di lavoro. Poco prima delle 18.00 ripassa dal medesimo portone, questa volta per tornare a casa. Si avvia verso la sua macchina, come ogni sera. Ma stavolta c’è un uomo che lo segue. Vittorio non ha tempo di domandarsi chi sia: d’improvviso l’uomo spara, prima attraverso la borsa, poi da una pistola con il silenziatore. Due colpi a bruciapelo. L’impiegato della El Al muore in pochi minuti sul marciapiede. Il killer viene bloccato e arrestato. È un siriano, si chiama Zakaria Kamel Abu Saleh. Dietro quei colpi d’arma da fuoco c’è probabilmente il feroce intrigo internazionale dello scontro tra i palestinesi e i servizi segreti israeliani. Una lotta senza quartiere, che si gioca in tutta Europa a suon di bombe e omicidi mirati. Vittorio nulla c’entra con tutto questo, anzi, in quel periodo sta già sostenendo colloqui presso altre compagnie aeree per lasciare la El Al. Troppa tensione in ufficio, la paura è una presenza costante. Ma Vittorio somiglia maledettamente al capo scalo, il suo diretto superiore. Una somiglianza che finisce per costargli la vita. E pensare che lui, quella mattina, voleva solo provare i suoi nuovi pantaloni.

I fiori per terra
Luigi Allegretti morì nell’80 per un tragico scambio di persona
È QUASI l’alba di una giornata che comincia malissimo. La telefonata nella notte, la corsa verso la città, con il cuore che batte, la testa che scoppia. Vittorio Allegretti si precipita verso Roma da Ceselli, frazione di Scheggino, in provincia di Perugia. Niente si può immaginare di più diverso dalla metropoli e dai suoi guai di questo paesino aggrappato al fianco della montagna. È così oggi, figuriamoci quasi trent’anni fa. Vittorio lavora in ospedale, fa il turno di notte. Alle 4 del mattino gli telefona la moglie: «È successo qualcosa a Luigi, forse gli hanno sparato». Vittorio sale in macchina e vola verso Roma. E intanto pensa. Lui, uomo di campagna, cerca di capire perché dovrebbero avere sparato a quel fratello che fa il cuoco, che lavora come un matto, ogni sera, fino alle 2 del mattino. Vittorio cerca una risposta e non la trova, perché sa che Luigi conduce una vita normale, senza grilli per la testa, senza passioni pericolose. Certo, sono tempi difficili, lo sa anche lui. Gli anni di piombo giungono fino a quella frazione di montagna come un fenomeno attutito, ovattato dalla distanza, che non è solo fisica, ma è una lontananza di stili di vita, abitudini, pensieri. È la tv che fa schizzare fino a Ceselli i frammenti delle grandi tensioni che incupiscono Roma e Milano, Genova e Torino. Sono quindi due Italie che più diverse di così non si potrebbe, quella che Vittorio si lascia alle spalle e quella cui va incontro, mentre guida pensieroso passando per Terni, poi Orte e quindi incontrando i primi palazzoni della periferia romana. C’è poco traffico all’alba. Così Vittorio in un’ora e mezza arriva in via Tiepolo, zona residenziale di Roma, non lontano da via Flaminia. È l’indirizzo di casa del fratello. C’è gente per strada, polizia, i primi curiosi. Ma soprattutto c’è il sangue di Luigi per terra. Un’immagine che ti si pianta profonda in testa come un chiodo. Vittorio fa le prime domande, cerca di capire. Ci vorrà un po’ per trovare una risposta. Che sarà poi disarmante, nella sua doppia mostruosità. Luigi è morto al posto di un altro, quelle pallottole non erano per lui: la mostruosità dell’omicidio, la mostruosità dello scambio di persona. Qualcuno, in via Tiepolo, ha deposto dei fiori. Un gesto umano, di sentimento, in una notte disumana, in cui i sentimenti sembrano spazzati via. Ma le automobili, percorrendo la strada, finiscono con le ruote sopra i fiori. Luigi è morto. I fiori sono già malconci.