LIBRI: L'ITALIA DEGLI ANNI DI PIOMBO DALLA PARTE DELLE VITTIME
Roma, 10 dic. - "Voltare pagina senza dimenticare". Perche' "il dolore non si puo' cancellare, si puo' solo sopportare". E' una morale amara, quasi impietosa, quella che cementa pagina dopo pagina "Obiettivi quasi sbagliati", il libro (Sterling & Kupfer) che il giornalista Roberto Arditti dedica alle vittime di quelle che le cronache hanno chiamato di volta in volta strategia del terrore o attacco al cuore dello Stato: uccisi "perche' cercavano di fare il proprio lavoro, ma anche solo per un tragico scambio di persona. O piu' semplicemente per essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato".
Piazza Fontana, Bologna, treno 904, Brescia: alcune delle tredici vicende scelte dall'autore si intersecano a stragi rimaste dolorosamente nell'immaginario collettivo, ferite in parte ancora aperte anche a livello giudiziario. Ma a fare la parte del protagonista non e' la Storia, quella con la s maiuscola, ma le storie, le parabole individuali del manager, del cuoco, del caporeparto, del vigile, dell'impiegato e dei tanti altri "anonimi" che, come loro, si sono trovati - nella sala di aspetto di una stazione o in un cortile, al volante di un'auto o alla fermata di un bus, tra sconosciuti o sotto gli occhi di un familiare - sulla traiettoria di un proiettile o di una scheggia.
La riflessione sugli anni di piombo, accusa l'autore, e' stata "un grande calderone" dominato da un lato dal dibattito sulla necessita' (non da tutti condivisa) di una grande "riconciliazione nazionale", dall'altro dal tentativo di capire le motivazioni e gli ideali che spinsero tanti ragazzi a fare il tragico salto dalla militanza politica a quella estremistica. "Nulla da eccepire - scrive Arditti -. Solo che, nel frattempo, si e' compiuto un delitto ulteriore: dimenticare quegli italiani o caduti o feriti o che, insieme ai loro cari, sono ancora dolorosi testimoni di quella violenza".
Con il piglio del cronista, e il rigore dello storico, Arditti ricostruisce - anche nel loro excursus giudiziario - vicende a loro modo esemplari del tributo che uomini, donne e bambini innocenti sono stati costretti a pagare a un progetto tragicamente sospeso tra utopia e criminalita'. Mai come in questo caso, la loro rievocazione suona un po' come un risarcimento morale, parziale ma doveroso. Anche perche' c'e' chi come il notaio Gianfranco Spighi, assassinato nel '78 da un commando di Lotta armata per il comunismo, non puo' ambire neppure a questo: non aveva figli, la moglie un anno dopo l'attentato si e' suicidata, testimoni o collaboratori non ci sono piu' o sono troppo vecchi per ricordare. Di storie come la sua, avvolte da "tenebre impenetrabili", ce ne sono centinaia, avverte Arditti. Un pensiero che fa rabbrividire.
